Cua_zine dicembre 2007

RIBELLIAMOCI AL CONTROLLO. SCENDIAMO IN STRADA!

La città di Bologna, epicentro del delirio securitario, continua ad essere la metropoli nella quale si
sperimentano i nuovi apparati repressivi, in questi mesi si è succeduta una sequenza di sgomberi
senza precedenti, andando a colpire nel nome della legalità come al solito i soggetti più precari,
siano migranti con più di 50 espulsioni di rumeni, siano gli studenti con i divieti antibivacco,
passando per ambulanti, lavavetri e writers, soggettività viste come nuove minacce sociali.
Queste politiche repressive sono diventate il modello su cui si fondano le nuove politiche governa-
tive dei sindaci e delle amministrazioni locali, e che mirano alla lunga ad essere applicate su scala
nazionale come sta accadendo oggi con l’approvazione del pacchetto sicurezza Amato, una legge
già sperimentata in diverse forme in varie città, dalle leggi sugli ultras o sulle politiche “sociali”
per i migranti o nelle “zone rosse”  come accadde a Genova.


Un azione repressiva quella dei sindaci/sceriffi che consolida il controllo politico nella gestione
della metropoli e nega libertà, un controllo che mira ad un mutamento della città di tipo
geosociale, trasformando il centro cittadino a vetrina d’alta classe e unico specchio di se stessa,
cercando di eliminare invece tutte quelle soggettività portatrici di conflitti o alterità: vengono
così alzati  gli affitti per gli studenti, si cancella con le leggi antibivacco quel che rimane della
socialità già messa a dura prova dalla precarizzazione delle nostre vite, si arrestano i pericolosi
lavavetri e i writers, si sgomberano e deportano i migranti rumeni.
L’alterità viene trasformata così in paura e illegalità, si crea un nemico da cui doversi
difendere e avere paura, e perciò elemento distintivo da mandare via perché non omologato nelle
metropoli odierne sempre più funzionali a modelli di fabbriche sociali, dove si può essere
“cittadini” solo se inseriti negli automatismi di una dimensione produttiva.
Questa diffusione di paure e la ricerca forsennata di normalizzazione è usata/strumentalizzata per
legittimarele peggiori politiche, che risultano sempre più funzionali a chi incita e produce
comportamenti fascisti, razzisti, xenofobi, dando così nuova e inedita agibilità politica a formazioni
di estrema destra sempre più libere di fomentare l’odio e lo squadrismo contro gli stranieri.

Un esasperazione del concetto di sicurezza che si manifesta in ogni piazzola, ogni spazio urbano
dove un posto di blocco risulta sempre più simile ad un check-point di tipo militare, dove le
polizie si comportano come gli eserciti: sparare senza pensarci su  tutto ciò che si muove, come
se si fosse in guerra, senza assumersi nessuna colpa o responsabilità.
Come è successo per la morte di Gabriele Sandri  , ucciso da un proiettile sparato da un
poliziotto in un autogrill dell’autostrada , come Federico Aldrovandi morto massacrato a calci
e pugni da un gruppo di poliziotti mentre ritornava a casa,  come Carlo ucciso nei giorni di
ribellione a Genova, come per ultimi i due ragazzi delle periferie parigine investiti da una
volante durante un inseguimento e lasciati lì da soli a morire sulla strada.
Per loro niente inchieste forcaiole come quelle che vediamo ogni giorno in cerca dello scoop
sul migrante di turno assassino/criminale , ma solo tanta comprensione su questi “piccoli”
errori, per loro niente espulsioni o sgomberi; ma tutti pronti invece a criminalizzare la violenza
quando viene passata per le auto in fiamme a Parigi o i cassonetti bruciati a Roma, per le
violenze negli stadi, ma la violenza dello stato e delle forze dell’ordine risulta invece  
legalizzata e giustificata, magari per legittimare nuovi decreti sulla sicurezza, magari
bombardando territori, in un paese in cui mercenari diventano eroi nazionali e solo i migranti
vengono rappresentati come il vero pericolo per la società .
Così chi nelle scorse settimane ha cercato di fermare giustamente le partite a Bergamo e
Taranto, o chi ha scaricato la propria rabbia per le strade di Roma, è stato accusato di
terrorismo; così a Genova dove 20 compagni rischiano 225 anni di carcere per devastazione e
lo stesso a Milano per i fatti dell’11 Marzo, o come quello che sta succedendo nelle banlieue
parigine con i fuochi che hanno portato alla luce le buie e dimenticate periferie di Parigi,
sempre più estranei/stranieri all’interno della metropoli francese.

È, come sempre, una questione di sicurezza. Per questo si presidia, come le città fossero in guerra
Sicurezza anche dello sguardo, della coscienza: il Decreto Amato è il coronamento di un decennio
di retoriche securitarie utilizzate come strumento di governo per leggi repressive e discriminatorie,
che non mutano al variare degli schieramenti politici, svelano un inasprimento delle legislazioni e
adozione di politiche securitarie contro i lavoratori migranti,  in questo contesto sembra chiara la
loro natura strumentale/capitalistica, finalizzata soprattutto all’abbassamento dei costi del lavoro.

Degrado e sicurezza diventano quindi solo una scusa per calpestare le libertà individuali, attraverso
la militarizzazione e precarizzazione degli spazi liberi, evidenziando così una lacerazione di un
modello che si proclama "progressista", ma che in realtà nasconde un subdolo meccanismo di
separazione della socialità.
La Bologna securitaria diventa una metropoli dove imperversano logiche di sfruttamento di pochi
privilegiati, e le speculazioni di chi fitta le case a prezzi inaccessibili e poi si lamenta del "degrado
cittadino", una città costantemente sotto il controllo d occhi elettronici  che ci osservano
camminare sotto i portici o sorvegliata dalle polizie ad ogni angolo della città, questa falsa
sicurezza sociale aiuta ad incrementare solo il clima repressivo tramite la sorveglianza dall’alto e
la militarizzazione degli spazi quotidiani, che siano piazze, periferie o stadi per creare una sorta
di Centro di Permanenza Temporanea a cielo aperto e d’intolleranza aumentando il disagio e la
disgregazione sociale di chi vuole vivere e riprendersi la città.

sono i nostri bisogni che ci muovono e che reclamano tutto ciò che ci serve, a partire dalla strada!

 


FUORI I FASCISTI DA PIAZZA VERDI!
Oggi [28 novembre], come ogni mercoledì da qualche settimana a questa parte, piazza Verdi è stata infestata da un banchetto con bandiere tricolori e simbologie neo-fasciste dell’organizzazione studentesca Azione Universitaria, già tristemente nota perla collaborazione di fatto con il rettorato nel tentativo di un inasprimento repressivo del Codice Etico dell’ateneo bolognese, e l’aggressione ad alcun* student* antifascist* alla Statale a Milano.

Oggi, mercoledì 28 Novembre, c’è stata una prima risposta a questa inaccettabile presenza da parte di compagne e compagni che, radunatisi sul posto, hanno circondato il banchetto. Gli effetti dell’ormai asfissiante controllo e militarizzazione della zone universitaria non hanno tardato a farsi sentire: immediato è infatti stato l’intervento di un ingente numero di Digos accompagnati da un gruppo di carabinieri, che si è frapposto fra i compagn* e i neo-fascisti minacciando, intimando l’identificazione e l’abbandono della piazza.  
Tuttavia nel frattempo si sono uniti altr* compagn* e student* di passaggio, togliendo di fatto ogni legittimità alla presenza di Azione Universitaria , difesa dalle forze dell’ordine e costretta nel giro di pochissimo tempo a smontare il banchetto, lasciando la piazza accompagnati da applausi. Il presidio improvvisato si è dunque sciolto, sancendo la ripresa della piazza e ribadendo che, in città come in università, non c’è nessuna legittimità e nessuno spazio per questi soggetti.


NINGUNA AGRESSION SIN RESPUESTA!
Spagna, novembre 2007 – L’assassinio del compagno madrileno antifascista Carlos, 16 anni, avvenuto domenica 11 novembre a Madrid è stata la miccia che ha provocato una settimana di mobilitazioni nella capitale e in tutta la Spagna. In una manifestazione contro l’immigrazione che si inserisce nel quadro di una campagna nazionale contro l’immigrazione inaugurata qualche mese fa dai vari partiti politici di estrema destra – Democracia Nacional, Alleancia Nacional, Frente Nacional – una calendarizzazione in prospettiva di “climax” verso la data del 20 novembre, anniversario della morte di Franco.
Su manifesti e cartelli si leggono gli slogan: “Contro il razzismo antispagnolo”, “Comportati bene o vattene! Contro gli alti indici di delinquenza straniera”, “L’immigrazione distrugge il tuo futuro”, “Immigrazione uguale terrorismo”, accompagnati da immagini molto chiare di pecore bianche che scacciano una pecora nera, o di uomini dalla pelle nera dietro le sbarre.
In questo clima è stata lanciata la manifestazione indetta l’11 novembre da Democracia Nacional nel quartiere Usera (quartiere proletario e con un alto tasso di popolazione migrante) alla quale si stavano recando sia il gruppo di antifascisti, per contrastarla, sia il militare di 24 anni che ha assassinato Carlos.
Poche ore dopo l’accaduto, al diffondersi della notizia della morte di un compagno risultata dallo scontro con un naziskin, circa 500 antifascist* si sono concentrat* a Plaza de la Puerta del Sol per manifestare la propria rabbia e chiedere l’illegalizzazione dei partiti fascisti, dando luogo a disordini e tafferugli per le strade del centro e subendo cariche della polizia. Manifestazioni spontanee hanno avuto luogo contemporaneamente in moltissime città spagnole: Alicante,Barcelona, Castellòn, Granada, Malaga, Pamplona, Valencia, Valladolid, Saragozza.
Ovunque risuonano gli slogan: “CARLOS, HERMANO, NOSOTR@S NO OLVIDAMOS” (Carlos, fratello noi non dimentichiamo); “MADRID SERA’ LA TUMBA DEL FASCISMO” (Madrid sarà la tomba del fascismo), “NINGUNA AGRESION SIN RESPUESTA” (Nessuna aggressione senza risposta). Queste manifestazioni hanno sgretolato il tentativo di manipolazione dei mezzi di comunicazione, che subito dopo l’accaduto hanno cercato di propagare la notizia della “rissa tra bande”.In questo quadro di mobilitazione generale, riguardo alla posizione delle istituzioni è rilevantel’istanza molto discussa della messa al bando dei partiti di estrema destra. Rispetto alla manifestazione dell’11 novembre convocata da Democrazia Nacional, la delegata  delgoverno socialista  dichiara che non c’era motivo per non autorizzarla, in quanto “DN è un partito legale”, mentre il ministro degli interni Pérez Rubalcaba ribadisce che ”secondo la legge tutti hanno diritto a manifestare”. Intanto domenica 18 novembre a Plaza de Oriente si sono riuniti centinaia di fascisti nella celebrazione convocata come ogni anno dalla Confederazione nazionale combattenti. Nell’occasione, presieduta da Blas Piñar fondatore di Fuerza Nueva, si è reso duplice omaggio a Francisco Franco e a José Antonio Primo de Rivera (fondatore della Falange spagnola); inoltre il leader di Acciòn Juvenil Española, José Luis Corral, si è pronunciato rispetto all’assassinio di Carlos definendo il suo omicida un “eroe”.
Sempre con più rabbia. complici con gli antifascisti madrileni! 


PERIFERIE ILLUMINATE: Jusqu’ici tout bien?
Francia, Novembre 2007
Come due anni fa’ -2005- quando tutte le città francesi, da Lione a Marsiglia, passando per Parigi vennero investite da grandi e piccoli “riot”, che dalle periferie circondavano i simboli dello stato francese, dalle scuole, supermercati fino ai commissariati, e si attaccava in maniea diretta le forze dell’ordine e le auto, simbolo infocuato di questa rivolta.
Si riaccendono nuovamente i fuochi nelle banlieue parigine, per illuminare ancora una volta i bui sobborghi periferici e soprattutto la zona di Villiers-le-Bel , ma la risposta del governo Sarkozy non si è fatta attendere, lui che quando fu ministro degli interni definì le rivolte come semplici atti di teppismo da reprimere con forza, impiegando e mandando oggi nella banlieue una quantità di polizia che non si era vista nemmeno nel 2005.
Così come nel 2005 i riot si erano scatenati dopo che due ragazzi erano morti bruciati nel tentativo di sfuggire a un inseguimento, ora la miccia che ha fatto scoppiare i fuochi è stato un incidente che ha visto la morte di due ragazzini, da versioni “ufficiali” definito un banale incidente, mentre i testimoni parlano di un inseguimento e dei corpi lasciati a morire sulla strada.
Contemporaneamente sempre in Francia si stanno mobilitando gli studenti francesi contro una legge sulle Libertà e Responsabilità delle Università, che ha visto toccare più di 80 atenei in rivolta, e molti occupati o bloccati, mentre prosegue la repressione delle autorità francesi effettuta tramite sgomberi e arresti.
Da Tolosa a Rennes, Rouen, Tours, Perpignan, Aix-en-Provence, Lille, fino a Parigi, gli studenti si sono riappropriati delle università, con assemblee, blocchi e occupando gli atenei.
La Legge già approvata in agosto, prevede che nell’arco di cinque anni le università giungano all’autonomia nel bilancio e nella gestione delle risorse umane e  diventino proprietarie dei loro beni immobiliari, privatizzando così l’università e quel che rimane del sapere, trasformando in università-fabbrica; la stessa situazione che in un processo più lento e nascosto sta accadendo in Italia. Dalle Università occupate alle strade delle banlieue, il conflitto si accende, sperando che non si spegni.

Jusqu’ici tout bien…

 


 

 

 

 

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