CUA_zine ottobre 2007


WELCOME TO THE UNIVERSITY?

...BENVENUTI NELLA FARSA! 

Inizia un nuovo anno accademico e come al solito l'università di Bologna si presenta a migliaia di student* con un'offerta appetibile per tutt* prospettivando magnifiche possibilità di lavoro; ma la realtà è ben diversa e chi sceglie di proseguire negli studi universitari, continuerà a spendere migliaia di euro in tasse per una formazione e un titolo di studio, che non danno garanzie per il proprio fururo.

Ogni anno il costo dell'università aumenta: i contributi dell'arstud sono assolutamente insufficenti e riguardano solo una piccolissima percentuale di studenti; le tasse hanno raggiunto cifre da capogiro specialmente per quelle dei corsi di laurea specialistica e a ciclo unico; gli affitti sono alle stelle con singole che arrivano a costare 500 euro al mese, per alloggi fatiscenti spesso con stanze da dividere in tre o più persone; i libri di testo che ci obbligano a studiare -spesso scritti dallo stesso professore che ci fa lezione- costano tanto (un manuale arriva ai 50 euro); e come se non bastasse, a bologna c'è la mensa universitaria più cara d'italia. Queste condizioni di vita non ci permettono di studiare a tempo pieno quello che vogliamo, di dedicarci ai nostri interessi e di sviluppare i nostri desideri! In più per pagarci il costo dell'universtà, siamo costretti a lavorare accettando occupazioni precarie o in nero, e quello che riusciamo a guadagnare in un call-center, in un bar o facendo il/la commesso/a non ci basta per pagare affitto, bollette,ecc...; i tempi di lavoro sono tempi che vengono sottratti alla nostra attività, alla vita che vorremmo fare.

Ma non ci basta neanche per comprare i libri di testo che ci vengono richiesti per gli esami, e allora la soluzione l'abbiamo trovata: i testi ce li fotocopiamo nonostante per la legge italiana sia un reato, con tanto di rischi di pene pecuniarie e detentive, ma non ce ne vergognamo, anzi rivendichiamo il fatto di riappropiarci di tutto quello che ci viene tolto, come la cultura e il sapere che tutt* creiamo, ma che ci vengono sottratti tramite brevetti e copyright, strumenti che vorrebbero tutelare gli autori (che spesso incassano pochissimo) ma che in realtà ingrassano le case editrici a scapito di noi tutt*....

E' rispetto a questa situazione che il nostro collettivo vuole proporre attività politica che sia all'insegna della critica del sistema universitario e che sia anche un modo per affrontare una critica radicale della società. Il cua nasce infatti come colletivo interfacoltà, all'interno della mobilitazione dell'autunno 2005 in occasione della contestazione nazionale del DDL Moratti (una legge che riorganizza la precarizzazione di docenti e ricercatori spalancando le porte all'ingresso massiccio del privato all'interno dell'Universita'), sapendo investire con la sua opposizione tutto il sistema universitario a partire dalla legge Zecchino-Berlinguer (che ha introdotto il 3+2 e l'autonomia didattica); una mobilitazione che ha avuto la capacità di vedere come lo studente subisca un processo di precarizzazione che investe tutta l'esistenza: gli affitti esorbitanti delle case, i trasporti, i costi elevati per accedere alla cultura, la mensa, ecc... Il centro delle nostre pratiche di lotta è la riappropriazione diretta, insieme pratica di denuncia e soddisfazione di quegli stessi bisogni e desideri che ci vengono quotidianamente negati.

Non esitiamo quindi a riprenderci gli spazi che ci vengono continuamente negati come tutta la zona universitaria costantemente militarizzata e costantemente controllate dallo sguardo attento delle telecamere di videosorveglianza; in primis piazza verdi che per la sua posizione e per la sua storia, è riuscita ad essere un punto di aggregazione e di contatto tra l’università e la città, svolgendo per anni una funzione di spazio pubblico di discussione e di scambio, e quindi espressione di una cultura altra e di contro-sapere. Sembra che dai piani alti delle loro stanze, vogliano impedirci di trovare sopazi e tempi per poter creare collettività, al di fuori dalle ore di lezione. Infatti anche i luoghi vissuti dagli studenti, come la biblioteca di discipline umanistiche, il 36 di via zamboni, uno dei pochi luoghi in zona universitaria dove continuano ad intrecciarsi relazioni, sono nel mirino delle istituzioni universitarie: se già l'ingresso sembra un check point con tanto di barriere e di guardiani, un anno fa la volontà dell'ateneo era quella di attivare il controllo elettronico del badge, che avrebbe comportato non solo una limitazione dell'accesso per chi non e' iscritto a determinate facoltà, ma anche un controllo sistematico degli stessi iscritti che per meglio uniformarsi al nuovo modello di una universita'-fabbrica dovrebbero anche timbrare il cartellino. La politica dell'università e' sempre più quella di frammentare le relazioni tra gli studenti, perfettamente congeniale al suo ruolo di sfruttamento e riproduzione di lavoratori in formazione. Per questo non abbiamo esitato a rompere, pubblicamente, insieme a tantissim* altr* student*, i meccanismi di controllo del badge, e non esitiamo ad occupare la facoltà o uno spazio in città se ci sembra la soluzione più adatta per rimediare alla mancanza di luoghi dove si possa costruire socialità, controcultura, confronto al di fuori delle logiche di mercato e istituzionali.

E' per questo che abbiamo occupato al fianco del collettivo Crash! in via zanardi 48 nel maggio del 2006: un luogo che ha saputo creare un virtuoso meccanismo di coinvolgimento di quanti hanno vissuto lo spazio nella produzione di eventi altri, di vivacità culturale e politica; uno spazio dove lo scorso 20 agosto le ruspe cofferatiane sono entrate per demolire tutto quanto costruito e vissuto in un anno e mezzo di occupazione di un vecchio edificio dismesso, a cui si era data nuova vita. Prorio perchè non crediamo che ci sia separazione tra il mondo universitario e la città, proprio perchè come studenti viviamo immersi nelle contraddizioni del tessuto cittadino, in questi anni abbiamo partecipato attivamente alle lotte in città come le mobilitazioni contro il cpt di via mattei; affrontando le tematiche antifasciste essendo in piazza lo scorso 21 giugno alla manifestazione contro la presenza di forza nuova a bologna; e ci siamo battuti contro il progetto dell'alta velocità in val susa, e partecipato lo scorso anno alla lotta degli studenti francesi contro il cpe.

Pensiamo che sia a partire da pratiche che riescano a soddisfare i nostri bisogni e desideri, come la riapropriazione diretta di tutto ciò che ci viene sottratto e negato, che si possono costruire quei meccanismi di rottura delle contraddizioni fuori e dentro l'università. E' secondo questa logica che stiamo costruendo insieme ai compagni/e dell'aulaC autogestita di scienze politiche, un laboratorio copyRiot, che vada dalla distribuzione gratuita di materiale coperto da copiright come musica, film, testi multimediali, alla creazione di percorsi di riappropriazione come fotocopiatrici libere per fotocopiare libri di testo ed altro. Reclamiamo il bisogno di dare una risposta reale a dei bisogni, collettivi e personali, in una città e in una università oramai priva di sbocchi aggregativi e contro/culturali, bisogni da soddisfare tramite pratiche che siano staccate dalle solite logiche di lucro.

 

Il Collettivo Universitario Autonomo si riunisce tutti i martedì in aula studenti al 38 di via zamboni dalle 17 alle 19; e ogni martedì' dalle 16 alle 17 partecipa al progetto CopyRiotLab in aulaC, via strada maggiore 45